Bando Arche: 300.000 € a fondo perduto col 100% coperto per il manifatturiero di Lazio e Marche.

Hai un capannone che avrebbe bisogno di essere rifatto, due macchinari che hai rimandato per tre anni e un preventivo nel cassetto che ogni volta rimetti via. Non perché il progetto non serva, ma perché quei soldi escono tutti dalla tua cassa.
Esiste un contributo che può coprire il 100% di quella spesa, fino a 300.000 euro, e non lo restituisci. Si chiama ufficialmente avviso per il contrasto alla deindustrializzazione, tutti lo chiamano bando Arche, ed è oggi il miglior bando per le attività manifatturiere nel Lazio e nelle Marche: vale per chi investe in 153 comuni tra i due territori. Lo sportello apre alle 12:00 del 28 settembre 2026.
Su oltre 2.700+ bandi che monitoriamo, quelli che coprono fino al 100% della spesa si contano sulle dita di una mano. La media italiana per un contributo a fondo perduto sul manifatturiero sta tra il 30% e il 50%. Qui si arriva al 100%, e questo da solo spiega perché vale la pena guardarlo prima di qualsiasi altra cosa.
Gli altri numeri:
Due parole dell'avviso meritano attenzione, perché sono quelle che cambiano il conto finale: ammesse e fino. Il 100% si applica alle spese che superano l'istruttoria, non a tutto quello che scrivi in domanda. E se hai già usato il plafond de minimis con altri aiuti, la capienza che ti resta riduce quello che puoi incassare davvero. Se non hai mai fatto il conto del tuo plafond, qui ti spieghiamo come funziona il regime de minimis e come si calcola quello che ti rimane. Il calcolo applicato a questo bando, con il tetto reale che ne esce, è nell'articolo su quanto vale il contributo.
C'è poi una cosa che quasi nessuno nota. I 120 milioni non sono un unico salvadanaio: sono sei stanziamenti da 20 milioni, uno per ogni ambito territoriale, e ognuno si esaurisce per conto suo. Il comune della tua unità produttiva decide su quale plafond stai attingendo, e quindi contro quante altre domande stai correndo. Se un ambito avanza risorse, i residui si spostano sulle domande rimaste senza copertura nell'altro territorio, sempre rispettando l'ordine cronologico.
I requisiti sono pochi e vanno posseduti alla data di presentazione della domanda. Se ne manca uno, la domanda non passa l'istruttoria.
Ognuno di questi ha una sua sfumatura, e le abbiamo aperte una per una nell'articolo sui requisiti del bando Arche.
La notizia buona è quella che di solito non c'è: la dimensione non conta. L'avviso parla espressamente di imprese di qualsiasi dimensione, quindi non sei tagliato fuori se hai superato i parametri di PMI. È una deroga rara e vale la pena sfruttarla.
Restano fuori servizi e commercio. E ogni impresa può presentare una sola domanda, quindi se hai due stabilimenti nel perimetro devi scegliere quale candidare.
È l'errore che vediamo più spesso, ed è quello che fa perdere più tempo. Il perimetro non è provinciale né regionale: è consortile e nominativo. Non basta essere in provincia di Frosinone o di Ascoli Piceno, serve che quel preciso comune sia nell'elenco.
I sei ambiti coprono:
Tradotto in casi concreti: se hai la sede a Roma e lo stabilimento ad Aprilia, rientri, perché quello che conta è dove si realizza l'investimento. Se hai la sede ad Ascoli Piceno ma il capannone è in un comune fuori elenco, non rientri. E se lo stabilimento non ce l'hai ancora e vuoi aprirlo in uno dei comuni ammessi, rientri lo stesso: il nuovo insediamento è previsto.
Gli ambiti completi, con la logica consortile che spiega perché il perimetro è fatto così, sono nell'articolo sui 153 comuni ammessi.
Un vincolo da conoscere prima di scegliere: non sono ammesse variazioni dell'unità produttiva che comportino un cambio di ambito territoriale. Lo stabilimento da candidare va scelto bene la prima volta, perché non si cambia in corsa.
L'investimento deve rientrare in almeno uno di questi cinque ambiti. Ne basta uno, non serve toccarli tutti.
Le spese che puoi candidare sono investimenti veri: opere murarie e impiantistiche strumentali, macchinari, impianti, arredi e attrezzature nuovi di fabbrica con l'installazione compresa, immobilizzazioni immateriali capitalizzate. L'IVA entra solo se non la recuperi a norma di legge.
Restano fuori consulenze, leasing, beni usati, terreni e fabbricati, scorte e materie prime, formazione, trasporto, imposte e tasse. Se vuoi capire la logica generale con cui un'istruttoria taglia le voci, qui trovi come ragionare sulle spese ammissibili di un bando.
Poi ci sono tre condizioni che fanno cadere anche le spese in apparenza buone:
La finestra temporale è larga e vale la pena rileggerla due volte: sono ammesse le spese sostenute dall'8 maggio 2024 al 31 dicembre 2028. Anche un investimento che hai già avviato può rientrare.
Voce per voce, con i casi limite che generano più dubbi, il dettaglio è nell'articolo sulle spese ammissibili del bando Arche.
Non è una graduatoria a punteggio. Le domande vengono esaminate in ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse dell'ambito. È un bando a sportello, e qui spieghiamo perché questo cambia completamente il modo di prepararsi.
La procedura completa, con cosa avere pronto prima dell'apertura, è nell'articolo su come fare domanda.
Dopo la concessione restano gli impegni, e durano tre anni dal saldo. Destinazione, funzionalità e localizzazione vanno mantenute: delocalizzare fuori dall'ambito viola l'impegno. I beni restano installati nello stabilimento e iscritti in bilancio come immobilizzazioni, perché cederli o dismetterli prima significa revoca. Se spendi di più il tetto non si alza. Se il progetto si riduce al punto da non realizzarsi, si va alla revoca.
Sulla cumulabilità: l'agevolazione si cumula con altri aiuti nei limiti della disciplina europea, purché la somma non superi il costo ammissibile dell'investimento. Restano fuori le spese già agevolate con la precedente edizione della misura. Anticipo, tempi di incasso e impegni dei tre anni sono nell'articolo su erogazione e vincoli.
Sono sempre gli stessi quattro, e nessuno ha a che fare con la qualità del progetto.
Se la tua unità produttiva è in uno dei 153 comuni e fai attività manifatturiera, sì, e non è nemmeno una decisione difficile. Un contributo in conto impianti che può coprire l'intero investimento, senza limite di dimensione aziendale, con una finestra di spesa che parte da maggio 2024, è un'occasione che nel manifatturiero italiano non si ripresenta ogni anno.
Dove invece la risposta cambia: se il tuo plafond de minimis è quasi saturo, il conto va rifatto prima di investire tempo nella domanda, perché potresti incassare molto meno del tetto. E se sei fuori dai 153 comuni non c'è margine di interpretazione, ma non è detto che tu sia fuori da tutto: lo stesso investimento in macchinari e tecnologie può spesso passare da misure nazionali come la Nuova Sabatini, che non guarda al comune dello stabilimento.
Il 100% vale davvero su tutto quello che spendo?
Vale sulle spese ammesse, cioè quelle che superano l'istruttoria, e dentro il tetto dei 300.000 euro e della tua capienza de minimis residua. Nella pratica succede quasi sempre che una parte del preventivo iniziale non regga: una voce di consulenza infilata nel contratto del fornitore, un bene che non viene capitalizzato, un'attrezzatura che serve anche a un altro reparto. Il contributo reale dipende da come è costruita la domanda, non da quanto spendi. Se ci mandi i preventivi che hai in mano, ti diciamo quale parte è candidabile davvero.
Ho già iniziato i lavori nel 2025.,sono fuori?
No, e questa è l'eccezione più interessante di tutto l'avviso: contano le spese sostenute dall'8 maggio 2024. Quello che va verificato caso per caso è la documentazione, perché "sostenuta" ha un significato preciso in rendicontazione e non sempre coincide con la data della fattura o dell'ordine. Se hai investimenti già avviati, la verifica va fatta sui documenti, non a memoria.
Il mio comune non è nell'elenco ma la mia provincia si, posso provare lo stesso?
No. Il perimetro è nominativo e la localizzazione non si cambia in corsa per rientrarci. Detto questo, se hai in programma un nuovo insediamento, il bando finanzia anche l'apertura di un'unità produttiva in uno dei comuni ammessi: in quel caso la domanda diventa se ha senso industriale per te, non se è ammissibile.
Posso presentare due domande, una per stabilimento?
Ogni impresa presenta una sola domanda. Se hai più unità produttive nel perimetro, la scelta di quale candidare è una decisione che pesa, perché determina l'ambito, quindi il plafond su cui corri, e non è modificabile dopo. È una delle cose su cui conviene ragionare insieme prima di compilare.
Ogni pezzo della misura ha un articolo dedicato, con i casi limite che qui non stanno:
Le domande si esaminano in ordine di arrivo, quindi la scadenza che conta non è novembre: è il giorno in cui hai preventivi, requisiti e progetto pronti.
Nei prossimi giorni servono tre cose: la verifica del comune della tua unità produttiva, il conto della capienza de minimis residua, i preventivi dei fornitori che intendi usare. Il resto della burocrazia lo gestiamo noi.