Bando Arche: il 100% vale sulle spese ammesse e dentro il de minimis

Quando leggi "100% a fondo perduto" la reazione normale è pensare che ci sia un trucco. Non c'è un trucco, ma ci sono due parole nell'avviso che cambiano il conto finale, e quasi nessuno le legge con attenzione.
Il bando Arche copre fino al 100% delle spese ammesse, con un tetto di 300.000 euro per impresa. Qui trovi come si arriva alla cifra che incassi davvero, perché il de minimis può ridurla prima ancora che tu presenti, e come è fatta la dotazione da 120 milioni.
Prima dei numeri, la forma dell'aiuto, perché decide come lo tratti in bilancio e cosa succede dopo.
È un contributo in conto impianti, non è un prestito agevolato: non lo restituisci e non produce interessi. Non è un credito di imposta da compensare in dieci anni: è denaro che entra in azienda. Ed è legato ai beni che acquisti, quindi segue quei beni anche negli anni successivi.
Sulla differenza tra le forme di agevolazione e su cosa cambia per te, qui trovi cosa significa davvero la percentuale di fondo perduto di un bando.
Tre numeri entrano nel calcolo, in quest'ordine.
Primo le spese ammesse: Il 100% si applica a quello che supera l'istruttoria, non a quello che scrivi in domanda. Se candidi 120.000 euro di investimento e in istruttoria cadono 20.000 euro di voci non ammissibili, la base diventa 100.000. Su quali voci reggono e quali no, il dettaglio è nell'articolo sulle spese ammissibili.
Secondo il tetto per impresa: 300.000 euro, punto. Un investimento da 500.000 euro non porta a casa 500.000 euro di contributo: si ferma lì.
Terzo, ed è quello che sorprende, la tua capienza de minimis: Il contributo è concesso in regime de minimis, quindi il massimale di 300.000 euro su tre anni vale per l'impresa unica, gruppo compreso. Se negli ultimi tre anni hai già incassato 120.000 euro in de minimis, la tua capienza residua è 180.000 euro, e quello diventa il tuo tetto reale anche se il progetto ne giustificherebbe di più.
Tradotto: due imprese con lo stesso identico progetto possono incassare cifre diverse, e la differenza non è nel progetto. È nel registro degli aiuti. Il perimetro dell'impresa unica e il calcolo della capienza li trovi nell'articolo sui requisiti.
La dotazione complessiva è di 120 milioni di euro, ma non è un salvadanaio unico.
Sono sei stanziamenti da 20 milioni, uno per ogni ambito territoriale e ognuno si esaurisce per conto suo. Il comune della tua unità produttiva decide su quale plafond stai attingendo, quindi contro quante altre domande corri.
Se un ambito avanza risorse, i residui si spostano sulle domande dell'altro territorio rimaste senza copertura, sempre rispettando l'ordine cronologico di arrivo. È una valvola di sfogo reale, ma premia solo chi ha presentato presto.
Due regole che valgono dopo la concessione e che conviene sapere prima.
Se spendi di più, il contributo resta quello concesso: Il tetto non si alza a consuntivo. Se il progetto cresce in corso d'opera, la differenza la metti tu.
Se il progetto si riduce troppo, si va alla revoca: Un ridimensionamento fisiologico è una cosa, un progetto che di fatto non si realizza è un'altra. Gli impegni che restano dopo l'incasso, dai tre anni di stabilità al vincolo sui beni, sono nell'articolo su erogazione e vincoli.
Con 50.000 euro di investimento incasso 50.000 euro?
In linea generale si, se le spese sono tutte ammissibili e hai capienza de minimis sufficiente. Nella pratica succede quasi sempre che una parte del preventivo iniziale non regga: una voce di consulenza infilata nel contratto del fornitore, un bene che non viene capitalizzato in bilancio, un'attrezzatura che serve anche a un altro reparto. Il contributo reale dipende da come è costruita la domanda. Se ci mandi i preventivi che hai in mano, ti diciamo quale parte è candidabile davvero.
Conviene gonfiare il progetto per arrivare ai 300.000 euro?
No e per due motivi: Il primo è che le voci aggiunte per fare numero sono le prime a cadere in istruttoria, e ti fanno perdere tempo. Il secondo è che il contributo è legato a un investimento che devi poi realizzare, pagare, rendicontare e mantenere per tre anni: un progetto sovradimensionato diventa un impegno, non un vantaggio. La domanda giusta è il contrario: dato quello che devi davvero fare nello stabilimento, quanta parte è candidabile.
Il contributo è tassato?
Il contributo in conto impianti ha un suo trattamento contabile e fiscale, legato ai beni a cui si riferisce e al loro ammortamento, e non si tratta come un ricavo qualsiasi. È esattamente il punto su cui conviene coinvolgere il tuo commercialista in fase di progetto e non a erogazione avvenuta, perché incide su come imposti l'investimento.
Posso cumularlo con altre agevolazioni?
Si, nei limiti della disciplina europea e a condizione che la somma degli aiuti non superi il costo ammissibile dell'investimento. Restano fuori le spese già agevolate con la precedente edizione della misura. Il cumulo è la parte in cui si fanno più errori, perché ogni misura ha le sue regole e sommarle male significa vedersi revocare qualcosa mesi dopo: qui spieghiamo la logica generale della cumulabilità.
Il conto vero si fa con tre dati: i preventivi che hai in mano, la tua capienza de minimis residua e il comune dell'unità produttiva.
Per il quadro completo della misura, parti dalla guida al bando per le attività manifatturiere di Lazio e Marche.