Quali attività aprire al Sud con il fondo perduto: idee concrete, cosa finanzia il voucher e cosa resta escluso.

Hai deciso di restare, o di tornare. Vuoi aprire qualcosa di tuo nel posto dove sei cresciuto, ma non sai da dove partire: cosa funziona davvero al Sud, cosa si può finanziare, cosa invece è solo un'idea carina sulla carta.
Oggi chi ha meno di 35 anni e non ha un lavoro stabile può contare su Resto al Sud 2.0, la misura gestita da Invitalia che copre a fondo perduto il 100% delle spese di avvio fino a 40.000 euro, 50.000 con la maggiorazione, oppure il 75% su progetti più grandi. Vale in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, per quasi tutti i settori. La domanda vera quindi non è "cosa posso aprire", ma "cosa ha senso aprire con questi soldi".
La misura copre imprese, studi professionali e lavoro autonomo in tutti i settori, con tre eccezioni: agricoltura, pesca e acquacoltura.
Questo significa che puoi aprire un negozio, un laboratorio, un servizio, uno studio. Non puoi invece usarla per coltivare un terreno o avviare un allevamento. Se la tua idea sta a metà, come trasformare prodotti agricoli in un laboratorio, va verificato con attenzione il codice ATECO dell'attività.
C'è poi una seconda regola che decide molto: il voucher paga l'investimento per partire, non la gestione. Attrezzature, arredi, software, sito sì. Affitto, personale, merce no. Le attività che funzionano meglio con questa misura sono quelle in cui la spesa iniziale pesa tanto e i costi fissi restano contenuti.
È il terreno dove il voucher rende di più, perché la spesa è quasi tutta in macchinari e attrezzature.
Qualche esempio:
• officine e riparazioni: l'esempio che usa la misura stessa è un'officina per riparare e personalizzare biciclette elettriche, con attrezzature, arredi, gestionale e sito di prenotazione
• laboratori di sartoria, ceramica, falegnameria o restauro, dove il grosso del costo è nei macchinari
• laboratori alimentari come pasticceria, panificio o pasta fresca, con forni, impastatrici e banchi frigo
In tutti questi casi il voucher può coprire quasi per intero quello che serve per aprire.
Chi lavora con un computer ha un vantaggio: l'investimento iniziale è basso e spesso sta tutto dentro il voucher.
Rientrano qui:
• grafica, sviluppo web, video e fotografia, con attrezzatura, licenze software e sito
• studi professionali di chi apre la partita IVA da libero professionista, anche in società tra professionisti
• servizi alle imprese locali, come gestione dei social, contabilità o consulenza tecnica
La maggiorazione da 10.000 euro è pensata proprio per progetti con componenti digitali o innovative: se il tuo servizio si regge su strumenti digitali reali, è una strada da valutare.
Al Sud è il settore che viene in mente per primo, e la misura lo ammette. Bar, ristoranti, attività di accoglienza, servizi per i turisti come noleggi o esperienze guidate.
Attenzione però a due limiti:
• l'immobile non si compra: il fondo perduto non paga l'acquisto di locali o terreni, e l'affitto resta a tuo carico
• i lavori nel locale si finanziano solo con il contributo, non con il voucher, e fino al 50% delle spese
Se l'attività richiede un locale da sistemare, il conto va fatto bene prima di scegliere tra voucher e contributo.
Parrucchieri, centri estetici, servizi per anziani, palestre e studi di benessere. Sono attività con una domanda costante anche nei piccoli comuni, e con una spesa iniziale concentrata in arredi e attrezzature.
Qui il punto critico sono i titoli e le abilitazioni: se l'attività ne richiede, devi averli già o aver avviato il percorso per ottenerli prima della domanda. Chi pensa di prendere la qualifica dopo rischia di restare fuori.
Musica, editoria, spettacolo, design, produzioni audiovisive. Sono attività ammesse e spesso hanno un taglio innovativo che aiuta nel punteggio.
Per i progetti culturali più strutturati al Sud esistono anche misure dedicate, come Cultura Cresce. Resto al Sud 2.0 però non si somma ad altri aiuti pubblici: va scelta l'una o l'altra strada.
Più che l'idea in sé, conta come l'idea si incastra con la misura. Prima di decidere, chiediti:
1. Quanto costa partire? Se resti sotto i 40.000 o 50.000 euro, il voucher copre tutto.
2. Quanto pesa la gestione? Se servono affitto alto, personale o tanta merce, devi avere un piano per la cassa dei primi mesi.
3. Hai le competenze per farla? Il punteggio di Invitalia guarda anche alla tua esperienza e al presidio tecnico del progetto.
4. C'è un mercato vicino a te? L'analisi di mercato pesa nella valutazione: un'idea che funziona a Milano non è detto che funzioni nel tuo paese.
I requisiti uno per uno li trovi nella guida su chi può accedere.
Scegliere l'attività per il bando, non per il mercato: Il fondo perduto aiuta a partire, ma poi l'attività deve stare in piedi da sola.
Sottovalutare i costi che il voucher non copre: Un bar finanziato al 100% ha comunque affitto, merce e personale da pagare ogni mese. Ne parliamo nella guida su come aprire un'attività senza soldi.
Riaprire un'attività già fatta: Se negli ultimi 6 mesi hai avuto un'attività con lo stesso codice ATECO, la domanda non passa.
Posso aprire un B&B con il fondo perduto?
Il settore turistico è ammesso, ma il voucher non paga l'acquisto dell'immobile e i lavori di ristrutturazione si finanziano solo con il contributo. Se la casa è già tua o in affitto, cambia molto. Va capito come è inquadrata l'attività e quanto pesano arredi e lavori sul totale del progetto.
Posso aprire un negozio di abbigliamento o di alimentari?
Il commercio è ammesso, ma la merce da rivendere non è una spesa finanziabile. Il voucher copre arredi, attrezzature, gestionale e sito, non lo stock iniziale. Se l'attività vive soprattutto di merce, va costruito un piano per finanziare quella parte con altre risorse.
Ho un'idea innovativa: è meglio questa misura o una per le startup?
Dipende da quanto investi e da quanto è innovativo davvero il progetto. Le misure per startup innovative finanziano piani più grandi, spesso con un prestito a tasso zero, mentre questa copre al 100% gli avvii più leggeri. Va fatto un confronto sui numeri del tuo progetto.
Posso aprire nel mio paese anche se oggi vivo al Nord?
Sì: conta la sede dell'attività, non la residenza. Se apri in una delle otto regioni del Sud, la misura è questa. Resta da verificare la tua condizione lavorativa attuale, che deve rientrare tra quelle richieste al momento della domanda.