Fino a 100.000 euro su 7 anni con 24 mesi di preammortamento per aspiranti imprenditori.

Vuoi metterti in proprio. Hai calcolato che tra attrezzature, allestimento e primi mesi ti servono 70.000 euro, e non li hai. I bandi pubblici che hai trovato o sono chiusi, o hanno tempi che non ti puoi permettere, o coprono solo una parte del fabbisogno.
La linea Start up di Unicredit è una risposta bancaria a questo problema. Non è un'agevolazione pubblica e va restituita per intero con gli interessi, ma ha una caratteristica che nel finanziamento all'avvio conta molto: il preammortamento può arrivare a 24 mesi.
Un finanziamento fino a un massimo di 100.000 euro rivolto a chi vuole mettersi in proprio, ha bisogno di sostenere gli investimenti iniziali, o è un aspirante imprenditore.
È esplicitamente costruito per la fase in cui l'impresa non c'è ancora o è appena nata, che è quella in cui il credito ordinario non arriva.
Durata. Fino a un massimo di 7 anni, comprensivi del preammortamento.
Preammortamento. Fino a un massimo di 24 mesi.
Rimborso. In rate mensili, trimestrali o semestrali.
Tasso. Fisso o variabile. Nel caso del variabile, il riferimento indicato è l'Euribor a 3 mesi più uno spread.
Il preammortamento fino a 24 mesi è il vero elemento distintivo. Durante quella fase paghi solo la quota interessi, non il capitale. Per un'attività che apre significa attraversare i primi due anni, quelli in cui i ricavi si costruiscono, con una rata sensibilmente più leggera.
Va però capito il rovescio della medaglia: il capitale non rimborsato nei primi 24 mesi si redistribuisce sui restanti 60, rendendo le rate successive più pesanti. Il preammortamento sposta il peso, non lo elimina, e aumenta il monte interessi complessivo.
Il destinatario indicato sono le startup, intese come nuove iniziative imprenditoriali. Il perimetro comprende chi vuole mettersi in proprio e chi è ancora in fase di aspirante imprenditore.
Il prodotto è disponibile su tutto il territorio nazionale.
Il documento base indicato è la visura camerale.
Nella pratica, una richiesta di questo tipo passa da una valutazione creditizia ordinaria, che richiede gli elementi necessari a stimare la sostenibilità: descrizione dell'attività, piano degli investimenti con preventivi, previsioni di ricavi e costi, situazione patrimoniale e reddituale di chi propone.
Va segnalato con onestà che la scheda di questo prodotto è sintetica. Non riporta un iter di presentazione dettagliato, né criteri di valutazione pubblicati, né spese ammissibili elencate voce per voce. È normale per un prodotto bancario, dove le condizioni si definiscono in sede di istruttoria, ma significa che i numeri specifici del tuo caso, tasso applicato, garanzie richieste, importo effettivamente concedibile, si conoscono solo parlando con la banca.
La distinzione è sostanziale e vale la pena esplicitarla, perché chi cerca finanziamenti per aprire spesso mette tutto sullo stesso piano.
Un bando pubblico ha una finestra temporale, una dotazione che si esaurisce, criteri di ammissibilità pubblicati e spesso una graduatoria. In cambio offre condizioni fuori mercato: fondo perduto, tasso zero, assenza di garanzie.
Un prodotto bancario è sempre disponibile, non ha graduatorie e i tempi dipendono dall'istruttoria. In cambio il denaro costa il suo prezzo di mercato.
Questa linea non è cumulabile con altre agevolazioni. È un elemento che va verificato prima, perché se stai valutando anche un bando regionale la scelta diventa alternativa e non complementare.
Trattare il preammortamento come un risparmio. Non lo è. È uno spostamento: paghi meno all'inizio e di più dopo, e in totale paghi più interessi. Ha senso se i primi due anni sono davvero quelli critici, non per abitudine.
Chiedere il massimo importo. Cento mila euro sono il tetto, non l'obiettivo. Un finanziamento sovradimensionato rispetto al fabbisogno reale produce una rata che pesa per sette anni su un'attività che deve ancora dimostrare di funzionare.
Presentarsi senza un piano numerico. Anche senza griglie pubbliche, la banca valuta la capacità di rimborso. Chi arriva con l'idea e senza i conti riceve un no che sembra immotivato ma non lo è.
Non confrontare con le alternative pubbliche. Prima di firmare un finanziamento a condizioni di mercato vale la pena verificare se esiste una misura regionale o nazionale aperta per il tuo profilo. La differenza tra tasso di mercato e tasso zero su 70.000 euro in sette anni è consistente.
Ignorare il tema garanzie. La scheda non specifica il regime di garanzie. Per un aspirante imprenditore senza patrimonio è il punto su cui l'operazione si decide, e va affrontato subito, non alla fine.
Dipende da che cosa hai davanti.
Se esiste un bando pubblico aperto e compatibile con il tuo profilo, quello conviene quasi sempre: tasso zero, fondo perduto o entrambi, spesso senza garanzie. Il limite dei bandi è che non sono sempre disponibili e hanno tempi di istruttoria lunghi.
Questa linea ha senso in tre situazioni concrete: quando non rientri nei requisiti soggettivi dei bandi disponibili, quando lo sportello è chiuso e non puoi aspettare la riapertura, quando il fabbisogno supera quello che l'agevolazione copre e ti serve completare.
Il caso in cui non conviene è il fabbisogno molto contenuto, sotto i 20.000 o 30.000 euro, per il quale esistono strumenti di microcredito regionale a tasso zero, spesso senza garanzie per le ditte individuali.
Posso chiederlo prima di aprire la partita IVA?
Il prodotto si rivolge esplicitamente anche agli aspiranti imprenditori, ma la visura camerale compare tra i documenti, il che presuppone un soggetto iscritto. La sequenza corretta tra apertura, richiesta e primo investimento è il punto pratico da chiarire, perché incide anche sulla possibilità di accedere in futuro a bandi che richiedono di non aver ancora avviato le spese.
Serve una garanzia personale o un garante?
La scheda non specifica il regime di garanzie, che nella prassi bancaria per operazioni di questo tipo si definisce caso per caso, spesso con l'intervento del Fondo di Garanzia per le PMI. È l'elemento che più di ogni altro determina se l'operazione si chiude, e conviene affrontarlo all'inizio della conversazione con la banca.
Sette anni sono tanti per un finanziamento all'avvio?
Dipende dal tipo di investimento. Per attrezzature con vita utile lunga una durata estesa è coerente. Per spese che si consumano nei primi mesi, come scorte o promozione, indebitarsi a sette anni significa pagare interessi su qualcosa che non esiste più da tempo. La regola è allineare la durata del debito alla vita utile di ciò che finanzia.
Posso affiancarlo a un contributo regionale?
La linea risulta non cumulabile, quindi la sovrapposizione va verificata con attenzione prima di attivare entrambi. Il rischio concreto è ottenere il finanziamento e scoprire poi che preclude l'accesso a un bando più conveniente su cui si stava lavorando in parallelo.