GreenTour 2026: quanto ti torna davvero in fondo perduto

GreenTour 2026: il fondo perduto reale va dal 16,2% al 43,2%. Come si calcola e come alzarlo.

Hai letto "54% a fondo perduto" e hai fatto il conto sulla tua ristrutturazione da 2 milioni. Ti è uscito poco più di un milione di contributo e ti è sembrato quasi troppo bello.

Infatti quel conto è sbagliato, e di parecchio. Sul fondo perduto di GreenTour 2026 la percentuale che ti torna davvero sulle spese va dal 16,2% al 43,2%, a seconda di quanto è grande la tua impresa, di dove si trova la struttura e di cosa metti nel progetto. Qui ti spiego da dove escono quei numeri, quanto costa la parte che devi restituire, e cosa puoi fare per far salire il risultato.

Perché il 54% non è quello che ti torna?

Partiamo dall'equivoco, perché è la radice di tutto. Il 54% esiste davvero ed è scritto nel bando, ma non si applica alle tue spese: si applica all'agevolazione, che a sua volta è già solo una fetta delle tue spese.

Il conto passa da tre passaggi in fila, e ognuno riduce il numero. Prima si stabilisce quali spese entrano nel calcolo, e non sono tutte quelle che paghi. Poi si applica l'intensità di aiuto, cioè la percentuale di quelle spese che l'agevolazione copre. Solo alla fine, su quello che resta, si divide tra il 54% che non restituisci e il 46% che restituisci.

Facciamolo su una cifra tonda. Prendi una piccola impresa che spende 100.000 euro in efficienza energetica, tutti ammissibili. L'intensità di aiuto per una piccola impresa su questo tipo di interventi è il 50%, quindi l'agevolazione vale 50.000 euro. Di quei 50.000, il 54% è contributo a fondo perduto e fa 27.000 euro, mentre il restante 46% è finanziamento da restituire e fa 23.000 euro. Gli altri 50.000 euro del progetto li metti tu.

Il risultato è che su 100.000 euro di lavori te ne restano in tasca 27.000, non 54.000. Il fondo perduto reale è il 27%. Tieni presente questo passaggio, perché tutto il resto dell'articolo non fa altro che applicarlo a situazioni diverse.

Quali spese entrano davvero nel calcolo?

Il primo passaggio è quello che quasi nessuno considera, e che da solo può spostare decine di migliaia di euro.

Per gli interventi di efficienza energetica il regolamento europeo non guarda il costo pieno della fattura, ma i cosiddetti costi supplementari: la differenza tra quello che spendi per raggiungere il livello di efficienza più alto e quello che avresti speso per una soluzione meno efficiente. Immagina di dover sostituire la caldaia. Un modello standard ti costerebbe 30.000 euro, quello ad alta efficienza a condensazione te ne costa 50.000. Il costo supplementare è di 20.000 euro, ed è a quello che si applica l'intensità, non ai 50.000 pieni.

C'è però una regola che ribalta la situazione a tuo favore, ed è quella su cui si gioca gran parte del valore di un progetto. Se l'intervento è mirato unicamente all'efficienza energetica e non esiste una versione alternativa meno efficiente che avresti comunque realizzato, allora i costi ammissibili coincidono con i costi totali. Il cappotto termico dell'involucro è l'esempio classico: non ha una versione "meno efficiente" che avresti fatto lo stesso, o lo fai per efficientare o non lo fai. In quel caso l'intensità si applica all'intera spesa.

Quale dei due trattamenti valga per ciascuna voce non lo decide il tuo buon senso: lo deve argomentare il documento progettuale del tecnico. Se lo argomenta male, l'istruttoria ti riduce la spesa ammissibile e con essa l'agevolazione, e te ne accorgi quando ormai il progetto è depositato.

Ci sono poi due vincoli tecnici che tagliano spesa ammissibile a chi non li considera in fase di progetto. Il primo riguarda il fotovoltaico, finanziabile solo per la quota destinata all'autoconsumo della struttura: se dimensioni l'impianto per immettere in rete l'eccedenza, quella parte la paghi interamente tu. E l'autoconsumo dipende dal tuo profilo di consumo reale, non dalla superficie del tetto, perché un hotel aperto dodici mesi con piscina riscaldata e ristorante ha una curva completamente diversa da uno stagionale aperto da giugno a settembre. Il secondo vincolo riguarda le batterie, ammissibili solo se assorbono almeno il 75% dell'energia dall'impianto rinnovabile collegato su base annua: un accumulo che si carica prevalentemente dalla rete di notte non rientra.

Fuori dal calcolo restano sempre e comunque gli impianti a combustibili fossili, i beni usati, terreni e immobili, le spese di funzionamento, quelle notarili, imposte e tasse, le scorte e i beni che costano meno di 500 euro l'uno.

Quanto copre l'agevolazione, intervento per intervento

Il secondo passaggio è l'intensità di aiuto, e qui va detta una cosa che i riassunti di questo bando saltano quasi sempre: non esiste una sola percentuale di copertura. Ne esistono diverse, perché le voci del tuo progetto viaggiano su articoli diversi del regolamento europeo. Un progetto vero ha quindi una copertura media, che nasce dal mix delle sue voci.

Sull'efficienza energetica si parte da una base del 30% valida per chiunque, e da lì si sale con le maggiorazioni. Essere una piccola impresa vale 20 punti percentuali in più, essere una media ne vale 10. Trovarsi in un'area assistita ne aggiunge altri 15 se sei in zona a) e altri 5 se sei in zona c). Attenzione a come si sommano, perché è qui che nasce il secondo equivoco più comune: sono punti percentuali che si aggiungono alla base, non percentuali di percentuali. Venti punti su una base del 30% portano l'intensità al 50%, non al 36%.

Il risultato è che una grande impresa resta al 30%, una media arriva al 40%, una piccola al 50%. Se la struttura si trova in area assistita si sale ancora: una piccola impresa in zona c) arriva al 55%, la stessa piccola impresa in zona a) tocca il 65%, e nei casi di massimo risparmio energetico si può arrivare fino al tetto dell'80%.

Sull'efficientamento dell'involucro edilizio la logica è la stessa ma la base cambia, e premia chi interviene in modo completo: 25% se tocchi un solo elemento dell'edificio, 30% se ne tocchi più di uno insieme. Su quella base si sommano le solite maggiorazioni per dimensione e per area, e se ne aggiungono altri 15 punti percentuali quando il progetto porta un miglioramento della prestazione energetica pari o superiore al 40%. In pratica, una piccola impresa che si limita a cambiare i serramenti si ferma al 45%, la stessa impresa che rifà serramenti, cappotto e climatizzazione insieme arriva al 50%, e se quel pacchetto supera il 40% di miglioramento sale al 65%. Sono gli stessi lavori, decisi in modo diverso.

Sulla produzione di energia da fonti rinnovabili le percentuali sono già quelle finali, senza base da sommare, e sono le più generose del bando: 65% per le piccole imprese, 55% per le medie, 45% per le grandi. Sui sistemi di accumulo si scende un po', rispettivamente al 50%, 40% e 30%. Tradotto in fondo perduto reale, cioè applicando il 54% di cui parlavamo, una piccola impresa che installa un fotovoltaico in autoconsumo si vede restituire il 35,1% della spesa, che è il valore più alto ottenibile su questo bando fuori dalle aree assistite.

Quanto ti resta in tasca, caso per caso

Arrivati al terzo passaggio la formula è semplice: il fondo perduto reale è il 54% dell'intensità di aiuto. Il restante 46% dell'agevolazione è finanziamento, e la differenza tra l'agevolazione e la spesa totale è la parte che metti tu.

Prendiamo di nuovo 100.000 euro di lavori di efficienza energetica e vediamo come cambia il risultato a seconda di chi presenta la domanda.

Se sei una grande impresa, con intensità al 30%, l'agevolazione vale 30.000 euro: 16.200 restano tuoi, 13.800 li restituisci, e 70.000 li metti di tasca tua. Se sei una media impresa, con intensità al 40%, l'agevolazione sale a 40.000 euro: 21.600 a fondo perduto, 18.400 da restituire, 60.000 a carico tuo. Se sei una piccola impresa, con intensità al 50%, l'agevolazione arriva a 50.000 euro: 27.000 restano a te, 23.000 li restituisci e la tua quota scende a 50.000. E se sei una piccola impresa in zona a) con il massimo risparmio energetico, dove l'intensità può arrivare all'80%, l'agevolazione vale 80.000 euro, di cui 43.200 a fondo perduto e 36.800 da restituire: di tasca tua ne metti solo 20.000.

Tra la prima e l'ultima situazione ci sono 27 punti percentuali di differenza sullo stesso identico intervento. Ecco perché la classificazione dimensionale della tua impresa va verificata prima ancora di parlare di progetto: se sei al confine tra piccola e media, quella soglia vale più di qualunque scelta tecnica farai dopo.

Quanto fondo perduto ottieni su GreenTour 2026: un progetto vero

Gli esempi a percentuale singola servono a capire il meccanismo, ma nessun progetto è fatto di una voce sola. Vediamo quindi come si comporta un caso realistico: un hotel di piccola impresa, fuori da area assistita, che presenta un programma da 2 milioni di euro.

Nel progetto ci sono 900.000 euro di cappotto, serramenti e climatizzazione, che essendo un intervento su più elementi per una piccola impresa viaggiano al 50% e portano 450.000 euro di agevolazione. Ci sono 350.000 euro di fotovoltaico in autoconsumo, coperti al 65%, che ne portano altri 227.500. Ci sono 150.000 euro di sistema di accumulo, coperti al 50%, che valgono 75.000 euro. A questi si aggiungono 300.000 euro tra recupero dell'acqua piovana e colonnine di ricarica, 250.000 euro di building automation e gestione intelligente dei consumi, e 50.000 euro di pavimenti e pergotende sostenibili in regime De Minimis, che insieme portano altri 300.000 euro di agevolazione.

Il totale dell'agevolazione arriva così a 1.052.500 euro, che rapportati ai 2 milioni di spesa fanno una copertura media del 52,6%. Quel 52,6% non lo trovi scritto da nessuna parte nel bando: è il risultato del mix di voci che hai scelto, ed è esattamente la leva su cui si può lavorare.

A quel punto entra il mix 54 e 46, che si applica all'agevolazione e non alla spesa. Il contributo a fondo perduto vale 568.350 euro e non lo restituisci. Il finanziamento agevolato vale 484.150 euro e lo restituisci in cinque anni. La quota che resta a te è di 947.500 euro, cioè il 47,4% del progetto.

Il fondo perduto reale, su questo progetto, è il 28,4%. Ed è già un buon risultato, perché la composizione è costruita bene: il fotovoltaico alza la media e le voci trainanti pesano il 70% del totale.

Adesso la parte che fa capire quanto conti chi presenta la domanda. Se lo stesso identico progetto, con gli stessi identici lavori, lo presentasse una grande impresa, le intensità scenderebbero al 30% sull'efficienza e al 45% sulle rinnovabili: l'agevolazione crollerebbe a 652.500 euro e il fondo perduto a 352.350. Sono 216.000 euro di contributo in meno, senza che cambi un solo mattone del progetto.

Quanto ti costa davvero la parte da restituire?

Il 46% spaventa più di quanto dovrebbe. Il tasso di interesse è pari al 20% del tasso di riferimento europeo, cioè un quinto, e la durata massima è di cinque anni, con rimborso in rate semestrali costanti posticipate al 30 giugno e al 31 dicembre. Gli interessi di preammortamento maturano dall'erogazione fino al primo rimborso, e la restituzione vera e propria parte dalla prima scadenza successiva alla rendicontazione finale. Il finanziamento ti viene erogato in unica soluzione entro 30 giorni dalla sottoscrizione del contratto, e serve una garanzia sotto forma di fideiussione bancaria o polizza assicurativa.

Messa così, sui 484.150 euro dell'esempio stai prendendo denaro a un quinto del costo di mercato per rifare impianti che ti abbassano la bolletta per i prossimi vent'anni. Il tasso, francamente, è l'ultimo dei tuoi problemi.

Le domande serie da farsi sono altre tre. La prima è se la rata sta in piedi: dieci rate semestrali su cinque anni sono un impegno fisso, e va confrontato con il margine della struttura, non con il fatturato. La seconda è se riesci a ottenere la fideiussione, che ha un costo e una sua istruttoria bancaria da aprire per tempo, e che ti serve anche per incassare l'anticipo del contributo. La terza riguarda il circolante durante i lavori, perché il contributo arriva in tre momenti (un anticipo del 30%, erogazioni intermedie fino all'80% per stati di avanzamento e il saldo entro 90 giorni dalla rendicontazione finale) mentre i fornitori li paghi tu nel frattempo.

Due strutture a confronto, per capire dove si vince

I soldi che ti tornano contano solo se entri in graduatoria, e la graduatoria si costruisce su 100 punti. Vale la pena vedere due casi opposti, perché mostrano una cosa poco intuitiva.

Il primo è un hotel piccolo con bilanci in ordine e un progetto costruito bene. Gli interventi trainanti pesano il 70% del programma e valgono il massimo, 25 punti. Gli aggiuntivi ESG stanno al 15% e portano 12,5 punti, la digitalizzazione al 12,5% ne porta 10. Sul fronte dei bilanci prende il massimo su tutti e quattro gli indicatori, altri 30 punti, e possiede una certificazione ISO 14001 e il rating di legalità, che valgono rispettivamente 10 e 5 punti. Totale: 92,5 punti su 100.

Il secondo è un hotel medio con bilanci tirati e un progetto costruito al minimo sindacale. I trainanti si fermano al 55%, quindi appena sopra la soglia di esclusione, e portano solo 10 punti. Gli aggiuntivi ESG stanno al 4%, sotto la fascia minima, e portano zero. La digitalizzazione al 6% porta 7,5 punti. Sui quattro indicatori di bilancio raccoglie 2,5 punti ciascuno, dieci in tutto, e non ha certificazioni. Totale: 27,5 punti.

Sessantacinque punti di distanza. Ma la parte interessante è che il divario non nasce dalla salute delle due aziende: nasce da come è composto il progetto e da certificazioni che si ottengono con qualche mese di anticipo. Il secondo hotel, senza spendere un euro in più e semplicemente spostando la composizione della spesa fino a portare i trainanti al 70% e gli aggiuntivi al 15%, arriverebbe a 55 punti. Gli stessi soldi, il doppio del punteggio.

Cosa puoi fare per alzare il risultato?

Le percentuali di copertura non le decidi tu. Quello che decidi è come componi il progetto, ed è lì che si gioca tutto.

La mossa che rende di più è portare gli interventi trainanti al 70% del programma. Le fasce sono nette: fino al 59,9% prendi 10 punti, dal 60% ne prendi 15, dal 70% in su ne prendi 25. Passare dal 59% al 70% vale 15 punti su 100 e non costa un euro in più, se sposti la composizione della spesa invece di aumentarla.

Subito dopo viene non lasciare aggiuntivi e digitalizzazione sotto il 5%, perché sotto quella soglia non portano niente mentre dal 15% in su portano 12,5 punti ciascuno, quindi 25 punti in due. Si tratta quasi sempre di spese che avresti fatto comunque negli anni successivi: farle entrare adesso nel programma significa vederle finanziate invece che pagarle per intero, e in più prendere punti.

C'è poi una scelta più sottile, che riguarda quali voci far pesare di più. A parità di euro spesi, le rinnovabili sono coperte molto meglio dell'efficienza generale, quindi se hai spazio su tetto, pensiline o pertinenze il fotovoltaico in autoconsumo è la leva che alza di più la copertura media del progetto. Vale la stessa logica sull'involucro, dove conviene ragionare per pacchetti completi invece che per interventi singoli fatti in anni diversi: il salto dal 25% al 30% di base, più i 15 punti percentuali per il miglioramento oltre il 40%, si ottiene solo progettando tutto insieme.

Sul fotovoltaico serve una precisazione: va dimensionato sull'autoconsumo reale, non su quello che vorresti. Un impianto tarato sui consumi effettivi è interamente ammissibile, uno sovradimensionato ha una quota che resta fuori dal calcolo. La stessa attenzione vale per le batterie, con la soglia del 75%.

Le ultime due mosse non riguardano il progetto. Le certificazioni valgono fino a 20 punti, cioè un quinto del punteggio totale, e vanno possedute alla data della domanda, non promesse: rating di legalità e parità di genere ne valgono 5 ciascuna, quelle ambientali come GSTC, Green Key, ISO 21401, ISO 50001, ISO 14001 ed EMAS ne valgono 10. E il bilancio va guardato prima, non dopo: i quattro indicatori economici pesano 30 punti e si calcolano sull'ultimo bilancio approvato e depositato, con fasce strette al punto che tra un margine operativo lordo al 6,9% del fatturato e uno al 7% ballano 2,5 punti. Se sei vicino a una soglia vale la pena parlarne con il commercialista prima del deposito, e se il bilancio non l'hai depositato affatto quei 30 punti li perdi tutti.

Gli errori che vediamo più spesso

Il più frequente è progettare l'investimento e poi cercare di farlo entrare nel bando. È l'ordine sbagliato: la composizione delle spese decide 50 punti su 100 e va disegnata sapendo dove cadono le fasce, non adattata dopo.

Il più costoso è contare il 54% sulle spese, perché porta a promettersi cifre che non arriveranno e soprattutto a sottostimare la quota privata da coprire. Su un progetto da 2 milioni la differenza tra il conto giusto e quello sbagliato supera i 400.000 euro di cassa da trovare, e la copertura finanziaria va dimostrata in domanda.

Poi c'è chi tratta tutte le voci con la stessa percentuale, e si ritrova con un'agevolazione molto diversa da quella stimata; chi ignora che il 46% è debito, agevolatissimo ma pur sempre debito, con una garanzia da procurare; chi rimanda le certificazioni e si accorge troppo tardi che alcune richiedono mesi e un audit esterno; e chi dimentica il circolante, cioè i mesi in cui i fornitori li paga lui in attesa delle erogazioni.

Domande aperte

Se il mio progetto costa meno di 1 milione, posso ampliarlo per rientrare? Puoi ampliare il programma aggiungendo interventi ammissibili che avevi in mente per gli anni successivi, e spesso è la scelta giusta: aggiungi spese comunque finanziate in parte e sali di fascia sui trainanti. Quello che non puoi fare è gonfiare i preventivi, perché la congruità dei costi viene verificata e una revoca arriva mesi dopo, a lavori fatti. Il confine tra ampliare bene e gonfiare si vede solo guardando le singole voci e i prezzari di riferimento, ed è la prima cosa che controlliamo quando un progetto parte sotto soglia.

Conviene di più fare tutto in efficienza energetica o mettere anche fotovoltaico? Sulla carta il fotovoltaico ha la copertura più alta e quindi porta più agevolazione per euro speso. Ma è vincolato all'autoconsumo, che dipende dai tuoi consumi reali e dalla stagionalità: un hotel aperto quattro mesi e uno aperto dodici hanno curve diverse e quindi quote ammissibili diverse a parità di impianto. Sul punteggio invece non cambia nulla, perché entrambe sono voci trainanti. La risposta esce dal profilo di consumo e dallo spazio disponibile, non da una regola generale.

Con quanti punti si entra in graduatoria? Nessuno può dirtelo adesso, e diffida di chi lo fa: dipende da quante domande arrivano e con che punteggi, e la graduatoria si forma solo dopo la chiusura del 15 settembre 2026. Quello che ha senso fare prima di spendere in progettazione è calcolare il tuo punteggio realistico, come nei due casi qui sopra, e capire se stai giocando nella parte alta o bassa della forchetta. Da lì la decisione diventa razionale invece che ottimista, ed è esattamente il calcolo che facciamo nella prima call.

Posso sommare GreenTour ad altri incentivi sull'efficienza energetica? La regola generale è che lo stesso euro di spesa non può ricevere due aiuti. Su spese diverse dello stesso progetto la cumulabilità è spesso possibile, ma cambia in base al regime di ciascun aiuto: GreenTour usa il GBER sulle voci principali e il De Minimis sugli accessori, e quest'ultimo ha un tetto complessivo per impresa su tre esercizi finanziari, indicativamente 300.000 euro, che comprende anche aiuti presi per tutt'altro. Se negli ultimi tre anni hai incassato contributi minori, il plafond potrebbe essere già intaccato. Trovi il quadro generale in come funziona la cumulabilità tra bandi, ma il conto va rifatto sul tuo registro degli aiuti.

La mia struttura potrebbe essere in area assistita: come lo verifico e quanto cambia? Le aree assistite sono definite dalla carta degli aiuti a finalità regionale e la classificazione dipende dal territorio, non dal settore. Cambia parecchio: 15 punti percentuali di copertura in più in zona a), 5 in zona c). Sul progetto da 2 milioni dell'esempio, 15 punti percentuali valgono circa 160.000 euro di fondo perduto in più. È una verifica che richiede due minuti a chi sa dove guardare, e che moltissime strutture non fanno mai.

Se in corso d'opera cambio qualche voce di spesa, perdo l'agevolazione? Dipende da cosa cambia. Variazioni fisiologiche tra fornitori e importi si gestiscono in rendicontazione, ma modificare la composizione al punto da scendere sotto il 51% di trainanti, o da far cadere le percentuali che ti hanno dato punti in graduatoria, è un problema serio: il punteggio con cui sei entrato deve restare coerente con quello che realizzi. Per questo il progetto va costruito con un margine sulle soglie invece che appoggiato esattamente sul limite. Chi presenta con il 51,2% di trainanti sta correndo un rischio che non serve correre.

Il calcolo che conviene fare adesso

La frase che ci sentiamo ripetere più spesso su bandi come questo è "pensavo mi tornasse molto di più". Quasi sempre nasce da quel 54% letto male, e quasi sempre viene fuori tardi, quando il progetto è già impostato e la quota privata da coprire è più alta del previsto.

Il modo per non trovarsi in quella situazione è fare il conto giusto prima. Servono quattro cose: la dimensione della tua impresa, l'elenco delle voci di spesa che hai in mente, dove si trova la struttura e l'ultimo bilancio. In un quarto d'ora esce il fondo perduto reale, la rata del finanziamento e la fascia di punteggio in cui ti collochi.

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