San Zeno finanzia progetti su educazione e lavoro fino al 100%, senza massimali dichiarati.

Se gestisci un ente del terzo settore, un'associazione o una realtà formativa, conosci il vincolo che rende difficile progettare bene: i bandi pubblici richiedono cofinanziamento, hanno percentuali rigide e tempi che non seguono il ritmo dei progetti educativi, che funzionano solo se durano.
Questa fondazione lavora con logiche diverse. Copre fino al 100% dei costi progettuali, non fissa massimali e preferisce esplicitamente i progetti pluriennali.
Il sostegno è concesso come cofinanziamento oppure a copertura totale dei costi progettuali, con percentuale fino al 100%.
Non sono previsti importi minimi di spesa o di contributo, né massimali di contributo.
L'entità del finanziamento viene definita in relazione alla complessità del progetto e al numero di enti coinvolti nella sua realizzazione.
È un impianto molto diverso da quello dei bandi pubblici: non c'è una griglia da cui calcolare in anticipo quanto puoi ottenere. L'importo si costruisce nel dialogo, sulla base di quello che il progetto è.
La fondazione sostiene progetti in due aree, con priorità per iniziative capaci di produrre un cambiamento concreto e sostenibile nel tempo.
Educazione. Interventi legati allo studio e alla formazione scolastica, attività di sviluppo della didattica orientate ad alfabetizzazione, inclusione e prevenzione della dispersione scolastica, percorsi di formazione umana con supporto sociale, psicologico ed educativo rivolti a minori e adulti.
Rientrano anche interventi a favore del funzionamento di strutture educative e della costruzione di edifici scolastici o centri formativi, ma solo quando inseriti in un progetto educativo con programmaticità e sostenibilità futura. La struttura da sola non è un progetto.
Lavoro. Percorsi di sostegno all'occupazione come tirocini, inserimenti lavorativi e corsi di formazione professionale. Con una condizione precisa: devono essere orientati non solo all'acquisizione di competenze tecniche e organizzative, ma anche di capacità umane e relazionali utili per l'inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro.
Associazioni, enti del terzo settore, enti pubblici, fondazioni, progetti non ancora costituiti.
Tra i criteri di selezione compare l'esperienza di almeno 2 anni: non è uno strumento per realtà appena nate.
Sono indicati esplicitamente e orientano la progettazione:
Chi lavora con questi target parte con un allineamento naturale alle priorità della fondazione.
Sono il vantaggio competitivo più concreto e vale la pena costruirci sopra.
Progetti di durata pluriennale. Non un corso, non un ciclo: un percorso.
Iniziative sviluppate in contesti geografici in cui la fondazione è già presente. Il radicamento territoriale è un criterio dichiarato.
Il percorso è diverso da un bando e richiede di capirlo prima.
Prima fase. L'ente presenta una prima proposta tramite il modulo online della fondazione. Serve registrare un referente con cognome, nome, email, telefono e password nell'area riservata.
Risposta entro 5 settimane via email.
Seconda fase. Se l'iniziativa rientra negli ambiti di interesse, la richiesta viene formalizzata su modulistica dedicata, con un successivo approfondimento progettuale.
Per i progetti ritenuti di interesse, la fondazione comunica l'esito di ammissibilità entro 6 mesi dalla ricezione dei materiali richiesti.
I tempi complessivi vanno quindi pianificati su mesi, non settimane. Un progetto che deve partire a gennaio non si candida a novembre.
La valutazione avviene con analisi progressiva della proposta e del soggetto proponente. Gli elementi esaminati sono:
Sul soggetto: statuto, bilanci, collaborazioni, esperienza, strategia.
Sul progetto: coerenza con educazione e lavoro, logica progettuale, adeguatezza delle attività rispetto agli obiettivi, pertinenza del piano finanziario, condivisione con gli attori locali, sostenibilità.
Due criteri meritano attenzione perché sono quelli su cui le proposte deboli si riconoscono.
La condivisione con gli attori locali. Un progetto costruito in solitudine, senza scuole, servizi sociali, imprese o enti del territorio coinvolti, appare come un'iniziativa isolata.
La sostenibilità. La fondazione cerca cambiamenti sostenibili nel tempo. Un progetto che finisce quando finiscono i soldi non risponde a quel criterio, e va spiegato cosa resta dopo.
Formazione, personale esterno e consulenze, spese amministrative, logistica, studi di fattibilità.
Il perimetro è coerente con progetti che vivono di persone e attività, non di investimenti materiali.
Presentare una richiesta di contributo invece di un progetto. La valutazione guarda la logica progettuale, non il fabbisogno.
Proporre una struttura senza progetto educativo. Gli interventi su edifici sono ammessi solo dentro un percorso programmato e sostenibile.
Costruire un percorso solo tecnico. L'ambito lavoro richiede esplicitamente lo sviluppo di capacità umane e relazionali.
Progetto annuale in un contesto che premia il pluriennale. È una preferenza dichiarata.
Non coinvolgere gli attori locali. È un criterio di valutazione esplicito.
Contattare a ridosso della partenza. Tra prima proposta ed esito possono passare mesi.
Per un ente con almeno due anni di esperienza che lavora su educazione o inserimento lavorativo, sì, e per una ragione che va oltre la percentuale: l'assenza di massimali e la copertura fino al 100% permettono di progettare su quello che serve davvero, invece che su quello che il bando consente.
Il rovescio è l'incertezza: senza griglie e senza importi prestabiliti, non puoi costruire un budget contando su una cifra. E i tempi lunghi impongono di candidarsi con largo anticipo.
Il caso in cui questa strada è più promettente è il progetto pluriennale, radicato nel territorio, costruito con altri attori locali e rivolto ai target che la fondazione valorizza. Il caso in cui lo è meno è l'iniziativa singola, breve e isolata.
La misura risulta non cumulabile.
In quali territori la fondazione è già presente?
Il radicamento geografico è tra i criteri di selezione dichiarati, e la presenza pregressa in un contesto rafforza la proposta. Capire dove la fondazione ha già operato, e se il proprio territorio rientra, aiuta a calibrare le aspettative e, in alcuni casi, a costruire il progetto insieme a realtà già conosciute dall'ente.
Come si dimostra la sostenibilità di un progetto educativo?
Non significa necessariamente autofinanziamento. Significa indicare che cosa resta quando il finanziamento finisce: competenze acquisite, relazioni attivate, pratiche adottate stabilmente da una scuola o da un servizio, persone inserite al lavoro. È il criterio su cui si distingue una proposta matura da una che chiede solo risorse.
Che cosa comporta la fase di approfondimento progettuale?
Dopo la prima risposta positiva, la fondazione chiede la formalizzazione completa su modulistica dedicata, con un approfondimento. È in quella fase che si definiscono importi, articolazione e impegni reciproci, e richiede una capacità di progettazione strutturata che non tutti gli enti hanno internamente.
Cinque settimane per la prima risposta sono vincolanti?
È il termine indicato per la prima risposta via email sulla proposta iniziale. È relativamente rapido e permette di capire presto se vale la pena investire nella fase successiva, che è quella impegnativa. Usare la prima fase come test di interesse, senza sovraccaricarla, è l'approccio più efficiente.