Fino a 50.000 euro a fondo perduto per rinnovare negozi, bar e locali in Emilia-Romagna. Ecco a chi spetta.

Hai un negozio, un bar o un ristorante in Emilia-Romagna e sai che andrebbe rinnovato. Nuovi arredi, impianti da rifare, magari un gestionale che finalmente funziona. Il problema è sempre lo stesso: quanto costa, e chi te lo paga.
Una parte te la può pagare la Regione. Il bando commercio Emilia-Romagna 2026 mette 10 milioni di euro a fondo perduto per ammodernare le attività di commercio e di somministrazione. Ti spiego a chi spetta, quanto vale davvero e cosa puoi finanziare.
Il bando parla alle micro, piccole e medie imprese iscritte al REA della Camera di Commercio. In pratica, queste attività:
C'è una condizione che non puoi saltare: l'unità locale del progetto deve essere in Emilia-Romagna. Vale anche se stai per aprire una nuova attività in una sede diversa da quella attuale, purché tu abbia già i requisiti richiesti.
Restano fuori solo le imprese della produzione primaria di pesca, acquacoltura e prodotti agricoli.
Il contributo è a fondo perduto, quindi non lo restituisci. Copre fino al 40% della spesa ammessa, per un massimo di 50.000 euro per soggetto.
Per accedere devi mettere sul piatto un investimento minimo:
Il bando lavora in regime de minimis, cioè dentro il tetto di aiuti pubblici che la tua impresa può ricevere in tre anni. Sulle stesse spese non è cumulabile con altri aiuti di Stato. La dotazione complessiva è di 10 milioni di euro.
Qui sta la parte interessante, perché le voci ammesse sono ampie. Puoi coprire:
Il bando prevede due modalità di progetto: a costi reali, oppure a costi standard al metro quadro per chi fa solo riqualificazione dei locali. La scelta cambia il modo in cui valorizzi la spesa, e non è banale: incide su quanto recuperi.
Il 40% è la base. Puoi salire fino al 50% se il tuo progetto centra alcune condizioni di valore.
Vale un primo 5% in più se ricorre almeno una di queste:
C'è un ulteriore 5% se l'unità locale si trova in un'area montana o in un'area interna della regione.
Il tetto resta 50.000 euro in ogni caso. Le premialità però vanno dichiarate nel progetto, e qui un errore di impostazione ti fa lasciare punti e soldi sul tavolo.
Attenzione, perché questo bando ha una meccanica che spiazza chi è abituato al fondo perduto a sportello.
Le domande si presentano dal 23 giugno al 21 luglio 2026. La finestra però si chiude prima se arrivano 350 domande. Quindi la fretta serve, ma non basta.
Il motivo è che non è un semplice click day. È una graduatoria a punteggio: una commissione valuta il progetto e per entrare servono almeno 50 punti su 100. Pesano la qualità del progetto, l'innovazione dei servizi, la digitalizzazione e la solidità economica della proposta.
Tradotto: vince chi unisce due cose, presentare presto e presentare bene. Un progetto da 50 punti non si improvvisa nel weekend dell'apertura, si costruisce nelle settimane prima. I lavori, poi, vanno conclusi entro il 30 giugno 2027.
Diciamo le cose come stanno. Se avevi già in mente di rinnovare il locale e prevedi di spendere almeno la soglia minima, questo bando vale assolutamente il tempo di provarci: 50.000 euro a fondo perduto cambiano il conto di un investimento.
Se invece non hai un progetto chiaro, o pensi di spendere poco sotto la soglia, il gioco rischia di non valere la candela. E c'è la variabile punteggio: senza un progetto curato, anche con i requisiti a posto puoi restare fuori dalla graduatoria.
In altre parole, qui non conta solo essere eleggibile. Conta presentare un progetto che faccia punteggio, ed è esattamente la parte dove la maggior parte delle domande fai da te perde colpi.
In linea generale sì. Il bando ammette anche chi apre una nuova unità locale, diversa da quella in cui opera oggi, a patto di avere già i requisiti e un titolo che dimostri la disponibilità dell'immobile. La parte delicata è il timing tra apertura, visura e progetto, perché alla fine l'unità locale deve risultare attiva al momento giusto. È il tipo di incastro che conviene farsi validare prima di muoversi.
Spesso sì, perché conta il regime de minimis e quanto plafond ti resta. Il punto è capire quali dei tuoi aiuti passati rientrano davvero nel de minimis e quali no, perché sbagliare il calcolo significa rischiare la revoca a distanza di mesi. Su questo ti diciamo subito se hai margine o no, partendo dalla tua situazione reale.
Dipende dal tuo progetto. Se fai solo riqualificazione dei locali, i costi standard al metro quadro a volte sono più semplici e convenienti. Se invece compri attrezzature, macchinari e software, i costi reali ti aprono più voci di spesa. La scelta giusta cambia quanto recuperi, e si decide guardando il tuo caso specifico, non in astratto.
Il bando commercio Emilia-Romagna 2026 è un'occasione seria per chi ha un'attività di commercio o somministrazione e vuole rinnovarla con lo Stato che ne paga una parte importante. Fondo perduto fino a 50.000 euro, una finestra stretta e una graduatoria che premia i progetti fatti bene.
La differenza tra una domanda che entra e una che resta fuori non la fa il bando, la fa il progetto. Noi lo costruiamo ogni giorno per imprese come la tua: oltre 400 ci hanno già scelto.
Vuoi sapere se per la tua attività vale la pena e come costruire un progetto da punteggio? Prenota una call con noi, partiamo dal tuo caso.